Le parole dell'editore

Il mestiere dell'editore vive di parole

di Lucia Velardi

Le parole hanno una loro consistenza, una loro ragion d’essere, una loro motivazione, da non spendere mai a caso. Il mestiere dell’editore vive di parole, attraverso le quali dà forma e corpo a un pensiero, un’idea, per farli viaggiare nel mondo. Borderline è il nome che abbiamo dato all’ultima collana nata: una parola che, nella nostra intenzione, vuole indicare non il confine che delimita ma piuttosto la frontiera, uno spazio denso di promesse.

recensione

Gli ultimi giorni dei Templari

di Elena Cardinali

La recensione di Renzo Agasso al libro di Mario Dal Bello su Il Nostro tempo, settimale di Torino.

Cosa sussura Dio alle mamme

di Elena Cardinali

Il libro edito da Città Nuova, racconta con ironia e profondità la vita quotidiana - tra lavoro, casa e figli - delle mamme. La recensione di Laura Pisanello ne Il messaggero di sant'Antonio di maggio 2013.

Classici _ Partono le Opere di Girolamo

di Elena Cardinali

Sulle pagine culturali del Corriere della Sera la notizia dell'inaugurazione dell'Opera Omnia di Girolamo edita da Città Nuova.

"The artist", il chiaroscuro non č fuori moda

di Mario Veneziani
Fonte:    Cittā Nuova
Sul grande schermo torna il bianco e nero e il "muto" americano degli anni venti 


Finalmente un film in bianco e nero, e muto. Siamo tornati agli Anni Venti del cinema hollywoodiano, gli anni del “muto” americano, proprio oggi in tempi di Blockbuster e dvd. Si respira. Immagini splendide, interpreti grandiosi, in particolare Jean Dujardin, stella del cinema francese attuale, purtroppo quasi ignota da noi (il solito provincialismo).
 
La storia, se si vuole, è sempre la stessa: l’attore di fama aiuta i primi passi di una stellina,   si rifiuta di passare al “sonoro” e orgoglioso com’è, cade in depressione. Ma la stellina (Berenice Bejo, splendida) lo soccorre e l’amore fa rinascere entrambi. Tutto qui?. Ma che ritmo, che musiche scintillanti, che fotografia luminosa anche negli scuri che esaltano corpi e ambienti, in un racconto dove non c’è un attimo per stancarsi, per oziare mentalmente, come succede spesso nei “capolavori” d’oggi.  Sì, perché a forza di colori, di dvd, di “azione”, di sesso,  di spie e di politica, non ne possiamo più. Michel Hazanavicius ha fiutato l’aria ed ha inventato un film ottimista – una volta tanto – ma non superficiale, né furbetto.
 
Lieve come una piuma, perfetto in ogni inquadratura, che sa cosa dire e cosa evitare- fatto rarissimo oggi tra i registi -, e con una sua morale non noiosa, ma semplice. Che alla fine è attuale, perché tutti si attendono il finale tragico. Ma chi l’ha detto che un buon finale dev’essere per forza mieloso? Un film come questo dice il contrario. Andare a vederlo è incontrarsi con un artista: non solo quello del titolo, ma l’attore – che ha vinto il premio a Cannes 2011 – e il suo regista. Da non perdere.