Le parole dell'editore

Il mestiere dell'editore vive di parole

di Lucia Velardi

Le parole hanno una loro consistenza, una loro ragion d’essere, una loro motivazione, da non spendere mai a caso. Il mestiere dell’editore vive di parole, attraverso le quali dà forma e corpo a un pensiero, un’idea, per farli viaggiare nel mondo. Borderline è il nome che abbiamo dato all’ultima collana nata: una parola che, nella nostra intenzione, vuole indicare non il confine che delimita ma piuttosto la frontiera, uno spazio denso di promesse.

Il nostro nuovo sito

di Luca Gentile

Cari amici, siamo davvero entusiasti di inaugurare il nuovo sito della nostra Editrice. Quando abbiamo iniziato a pensarlo ci siamo immediatamente resi conto della difficoltà di coniugare una duplice esigenza: quella di consentire l'accesso alle nostre pubblicazioni e alle nostre idee editoriali, come il self-publishing CNx o il database Primi Secoli, e quella di poter dialogare con voi per un approfondimento del nostro lavoro e per una viva partecipazione al dibattito culturale nel quale siamo immersi e che in qualche modo noi stessi alimentiamo.

recensione

Gli ultimi giorni dei Templari

di Elena Cardinali

La recensione di Renzo Agasso al libro di Mario Dal Bello su Il Nostro tempo, settimale di Torino.

Cosa sussura Dio alle mamme

di Elena Cardinali

Il libro edito da Città Nuova, racconta con ironia e profondità la vita quotidiana - tra lavoro, casa e figli - delle mamme. La recensione di Laura Pisanello ne Il messaggero di sant'Antonio di maggio 2013.

Classici _ Partono le Opere di Girolamo

di Elena Cardinali

Sulle pagine culturali del Corriere della Sera la notizia dell'inaugurazione dell'Opera Omnia di Girolamo edita da Città Nuova.

Addio al nunzio della pace

di Paolo Balduzzi
Fonte:    Cittą Nuova
Mons. Pietro Sambi è morto il 27 Luglio al Johns Hopckins Hospital di Baltimora. Nunzio apostolico negli Usa dal 2005 aveva lavorato in Terra Santa a favore della pace tra i popoli


A Gerusalemme aveva un barbiere musulmano Mons. Sambi, che ha continuato per anni a chiedere di “Abuna Boutros”, di Padre Pietro, come lui chiamava il presule romagnolo. E diceva sempre che era un uomo buono, intelligente, da stimare.
E’ così, dal barbiere, si fa anche il dialogo interreligioso e soprattutto si conoscono gli uomini.
Pietro Sambi era pur sempre un pastore prima di essere un “nunzio apostolico”, anche se tra i più autorevoli della diplomazia vaticana.
 
“Nunzio” e cioè messaggero del Papa, portatore della “Buona Novella”; mons. Sambi lo è stato davvero, con la franchezza, l'onestà, ma anche la simpatia e l'affabilità di un uomo che era abituato a vivere ogni situazione sempre sereno, gioioso anche di fronte alle avversità. Non un ottimista incallito, ma uno abituato a sperare sempre, oltre il contingente.
Nato nel 1938 in Romagna, Mons. Sambi ha vissuto 43 anni a servizio della Chiesa in varie rappresentanze pontificie: dal Cameroun all'Indonesia, ai sette anni passati in Terra Santa prima di essere inviato a Washington nel 2005. E proprio negli Stati Uniti, a Baltimora, mons. Sambi è morto la sera del 27 Luglio, per alcune complicazioni sopravvenute a seguito di un'operazione al polmone.
 
Avevo conosciuto Mons.Sambi il 9 Aprile 2004. Era venerdì santo, e lo trascorrevamo a Gerusalemme, in pellegrinaggio insieme ad altri 31 giovani di varie parti del mondo. Eravamo saliti sul Monte degli Ulivi, la collina di Gerusalemme dove risiedeva l'allora nunzio apostolico, che ci aveva accolti mettendoci a nostro agio e aprendo per noi lo scrigno dei suoi tesori.
 
Uno scrigno fatto di tanti racconti che riguardavano sempre gli “altri” che il presule aveva incontrato nella sua lunga attività. E per ciascuno c'era una parola di speranza, un aneddoto da cui traspariva il lavoro silenzioso, ma efficace, per stabilire condizioni di vita dignitose per tutti e per favorire la pace e la riconciliazione tra i popoli. Ci aveva incoraggiati a non abbandonare i cristiani in Terra Santa: «La maggior parte di essi- raccontava- vivono dei servizi ai pellegrini, e ora molte famiglie sono al limite della sopravvivenza. È anche un aiuto materiale che si dà, oltre al sostegno spirituale». Un forte appello, che a noi, primo sparuto gruppo, risuonò come un ringraziamento. Negli anni successivi i pellegrinaggi sono ripresi, riportando i cristiani «a sentirsi insieme parte di un'unica famiglia, con tutti gli altri». Ecco l'augurio che ci aveva espresso e che è vivo ancora oggi.
 
«Ha molto amato la Terra Santa e la Terra Santa ha molto amato lui» ha detto il patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal.
 
Pierfrancesco Pizzaballa, custode di Terra Santa, lo ricorda così: «Con Sambi la diplomazia vaticana in Terra Santa ha fatto un grande salto di qualità. Era un esperto molto considerato sia dai palestinesi che dagli israeliani, la sua opinione era importante. Lo ricordiamo presente e attivo in crisi delicate come l'Intifada, l'assedio alla Basilica della Natività e in altri momenti storici come la visita di Giovanni Paolo II della quale fu il regista. Riuscì a gestire situazioni delicate grazie alla sua capacità di relazione. Un vero punto di riferimento anche per la Chiesa. Il suo modo franco e diretto a volte spiazzava i vescovi locali. Ma queste piccole sterzate li aiutavano poi a prendere coscienza dei problemi e li incoraggiavano».
 
Mons.Sambi era legatissimo alla sua terra d'origine, per la quale provava una struggente nostalgia e dove tornava volentieri ogni volta. L'ultima proprio poche settimane fa, anche per riceve la cittadinanza onoraria di Savignano sul Rubicone.
Il presidente della provincia di Rimini Stefano Vitali ha dichiarato: «Con la morte di Monsignor Sambi perdiamo una figura di grande profilo religioso e sociale. La sua profonda cultura e conoscenza teologica, la grande esperienza diplomatica, lo hanno reso un punto di riferimento imprescindibile per il dialogo tra la fede cattolica e le culture e tradizioni dei popoli di tutto il mondo».