Le parole dell'editore

Il mestiere dell'editore vive di parole

di Lucia Velardi

Le parole hanno una loro consistenza, una loro ragion d’essere, una loro motivazione, da non spendere mai a caso. Il mestiere dell’editore vive di parole, attraverso le quali dà forma e corpo a un pensiero, un’idea, per farli viaggiare nel mondo. Borderline è il nome che abbiamo dato all’ultima collana nata: una parola che, nella nostra intenzione, vuole indicare non il confine che delimita ma piuttosto la frontiera, uno spazio denso di promesse.

recensione

Gli ultimi giorni dei Templari

di Elena Cardinali

La recensione di Renzo Agasso al libro di Mario Dal Bello su Il Nostro tempo, settimale di Torino.

Cosa sussura Dio alle mamme

di Elena Cardinali

Il libro edito da Città Nuova, racconta con ironia e profondità la vita quotidiana - tra lavoro, casa e figli - delle mamme. La recensione di Laura Pisanello ne Il messaggero di sant'Antonio di maggio 2013.

Classici _ Partono le Opere di Girolamo

di Elena Cardinali

Sulle pagine culturali del Corriere della Sera la notizia dell'inaugurazione dell'Opera Omnia di Girolamo edita da Città Nuova.

Italia sotto osservazione

di Redazioneweb
Fonte:    Cittą Nuova
L’altalenante situazione economico-finanziaria del nostro Paese raccontata dai nostri esperti. Riprendiamo i commenti delle ultime settimane su cittanuova.it


Non cessa l'allarme sulla nostra situazione economica e nonostante la ripresa della Borsa, l'impegno ad anticipare la manovra, i mercati sono col fiato sospeso e studiano le prossime mosse dell'Italia, che sembra aver ricevuto dalla Banca Europea una serie di raccomandazioni e indirizzi, a seguito dell'acquisto dei titoli di stato. Cittànuova on line in queste settimane è intervenuta più volte con interviste ad esperti di economia e a imprenditori. Riprendiamo stralci delle interviste rilasciate da Benedetto Gui e Vittorio Pelligra
 
Il professore Benedetto Gui, ordinario di Economia politica all’Università di Padova,  intervistato sulla speculazione finanziaria e sulla manovra economica, ha risposto:
 
Si parla ancora di un “rischio” Italia. Quanto c’è di vero?
«Un indicatore della situazione della finanza pubblica di un Paese sono appunto i tassi di interesse sui titoli del debito pubblico. In questo momento, ad esempio, quelli della Grecia sono stratosferici (15 per cento al di sopra di quelli della Germania, che è giudicata affidabile) perché il rischio di insolvenza è molto elevato; dunque si accetta di tenere quei titoli solo se il rendimento è molto alto. In questo momento sono maggiormente in difficoltà, oltre alla Grecia, l’Irlanda (oltre l’8% sopra i tassi tedeschi) e il Portogallo (oltre il 6%)».
 
Poi ci sono Spagna e Italia…
«Esatto, ma per l’Italia i tassi di interesse sono attorno ai due punti percentuali più alti di quelli tedeschi. Il che significa che i mercati giudicano l’Italia un Paese da tenere sotto controllo. Il vero problema è che queste prospettive potrebbero cambiare anche rapidamente. In termini quantitativi assoluti, il debito pubblico italiano è molto più grande degli altri paesi dell’area euro che sono in difficoltà. Ma mentre l’insolvenza della Grecia avrebbe un impatto importante sull’intero sistema finanziario, quella dell’Italia avrebbe un effetto devastante: il nostro è il terzo debito pubblico mondiale… Se i mercati si convincessero che la politica italiana è inaffidabile, che nessuno è in grado di tenere una linea di rigore nei conti pubblici, le cose potrebbero mettersi male. Ecco perché è importante dare segnali forti di affidabilità».
 
Ad esempio?
«Attuando la manovra economica. Se dobbiamo dare un taglio alle pensioni, per esempio, visto che ci sono settori che meritano di essere limati, sarebbe positivo farlo in fretta, dicendo: abbiamo preso decisioni che influenzeranno la solvibilità dell’Italia non per i prossimi due anni, ma per venti. Un precedente positivo fu la famosa “tassa per l’Europa”, creata per consentire all’Italia di entrare nell’euro. Non piacque ai contribuenti, ma ebbe il grande risultato di cambiare le aspettative dei mercati finanziari sul nostro Paese. L’Italia venne considerata affidabile, i tassi diminuirono e il debito pubblico si alleggerì. Ci fu un circolo virtuoso. Viceversa, quando come in questo momento ci sono forti pressioni da parte delle istituzioni europee affinché l’Italia approvi la manovra, se questo non avviene, ne risentono sia i conti di oggi che quelli di domani, perché aumentano i tassi di interesse».
 
 
Sulla speculazione finanziaria e i possibili rimedi, si è espresso Vittorio Pelligra, docente di Microeconomia avanzata ed economia delle decisioni all’Università di Cagliari
 
Un altro punto particolarmente rilevante per quanto riguarda la speculazione in corso è che ci sarà un effetto a catena. Se è vero infatti che l’obiettivo in questo momento sono i titoli di Stato italiani e l’Italia sarà la più colpita, è anche vero che i nostri titoli sono detenuti da tutte le principali banche europee che avranno necessariamente delle ripercussioni negative. Sarà tutta l’area dell’euro a subire pesanti ripercussioni.
 
Quali i rimedi?
Ricette facili non ce ne sono, ma una considerazione può essere comunque utile. L’abbiamo detto prima, la speculazione colpisce i più deboli rendendoli ancora più deboli. Oggi l’Italia è percepita come un paese debole, forse ancora non del tutto spacciato, ma piuttosto debole. Le ragioni sono varie e sicuramente non aiuta il clima di crisi economica generale. Ma poi noi, di nostro, ci mettiamo la crescita che non riparte, complici i bassi investimenti in ricerca e sviluppo e le riforme e liberalizzazioni che ancora non si vedono nonostante le ripetute promesse.
 
C’è inoltre questa manovra i cui contenuti sono ancora poco chiari, che sembra punire i piccoli risparmiatori e i pensionati, che per di più viene presentata da un governo in perenne fibrillazione, dove i ministri economici si scambiano vicendevolmente commenti ben poco lusinghieri proprio mentre presentano al pubblico e ai mercati la manovra, e poi c’è la Lega che, pur essendo al governo, presenta una miriade di emendamenti ritardando ulteriormente l’approvazione ormai urgentissima del documento economico.
 
La ciliegina sulla torta sono poi le inchieste penali che stanno lambendo Tremonti e mettendo in luce pratiche di scambio e lottizzazioni di cui francamente non sentivamo la mancanza.
 Un panorama come questo porta gli speculatori a scommettere contro l’Italia. Saremo capaci di fargli perdere la scommessa, solo riacquistando l’affidabilità perduta. Cambiando pagina. Chiudendo una stagione di aspettative deluse, di annunci sempre disattesi, di promesse continuamente tradite. Invertendo radicalmente la rotta, solo rivitalizzando un paese soffocato, solo dando spazio alle energie nuove e fresche che pure l’Italia, fortunatamente, è ancora in grado di mobilitare.