Le parole dell'editore

Il mestiere dell'editore vive di parole

di Lucia Velardi

Le parole hanno una loro consistenza, una loro ragion d’essere, una loro motivazione, da non spendere mai a caso. Il mestiere dell’editore vive di parole, attraverso le quali dà forma e corpo a un pensiero, un’idea, per farli viaggiare nel mondo. Borderline è il nome che abbiamo dato all’ultima collana nata: una parola che, nella nostra intenzione, vuole indicare non il confine che delimita ma piuttosto la frontiera, uno spazio denso di promesse.

Il nostro nuovo sito

di Luca Gentile

Cari amici, siamo davvero entusiasti di inaugurare il nuovo sito della nostra Editrice. Quando abbiamo iniziato a pensarlo ci siamo immediatamente resi conto della difficoltà di coniugare una duplice esigenza: quella di consentire l'accesso alle nostre pubblicazioni e alle nostre idee editoriali, come il self-publishing CNx o il database Primi Secoli, e quella di poter dialogare con voi per un approfondimento del nostro lavoro e per una viva partecipazione al dibattito culturale nel quale siamo immersi e che in qualche modo noi stessi alimentiamo.

recensione

Gli ultimi giorni dei Templari

di Elena Cardinali

La recensione di Renzo Agasso al libro di Mario Dal Bello su Il Nostro tempo, settimale di Torino.

Cosa sussura Dio alle mamme

di Elena Cardinali

Il libro edito da Città Nuova, racconta con ironia e profondità la vita quotidiana - tra lavoro, casa e figli - delle mamme. La recensione di Laura Pisanello ne Il messaggero di sant'Antonio di maggio 2013.

Classici _ Partono le Opere di Girolamo

di Elena Cardinali

Sulle pagine culturali del Corriere della Sera la notizia dell'inaugurazione dell'Opera Omnia di Girolamo edita da Città Nuova.

Dialogo fra gli artisti

di Mario Dal Bello
Fonte:    Cittą Nuova
Nel Battistero di Siena parlano fra loro Medioevo e Rinascimento


Che c’entra, potrebbe dire qualcuno, il giovanile Battesimo di Cristo di Tiziano con gli affreschi della Passione da poco riscoperti nella cripta del duomo senese?

C’entra eccome, invece. Perché l’arte, pur nella molteplicità delle espressioni e delle vie, è fondamentalmente unitaria: uno è il suo spirito che poi si esprime nella diversità delle manifestazioni individuali. Logico quindi che il dialogo anche fra secoli diversi sia presente. Noi oggi osserviamo la tela di Tiziano, uscita per la prima volta dai romani Musei Capitolini, che è una “sacra rappresentazione” laica, perché laico – non laicista – è lo spirito del pittore. Inscena il racconto dentro una natura ancora giorgionesca, invasa da una luce calda che fa vibrare i panneggi, modella carni morbide con sensualità e si ferma a delineare i volti dei protagonisti, autentici ritratti di amici o modelli, insieme al committente inginocchiato. Quadro dipinto dunque per la devozione privata, esso contiene quella rivisitazione del soggetto sacro profondamente umanizzata ma non realistica, per quanto possa sembrare il contrario. Perché volti e paesaggio sono idealizzazioni della realtà, ma così assorbiti dalla forza suadente del colore e della luce che li rendono presenti e vivi. E questo fa parte della genialità di Tiziano.
 
Nello stesso ambiente, sfilano gli affreschi medievali delle scene sacre, di un azzurro così intenso da sbalordire. Teorie di santi, scene di gloria e di dolore. Trasportano in una visione dall’alto della storia, cui allude appunto la lucentezza cromatica, la sublimazione delle fisionomie, l’eleganza di movimenti sempre controllati: la storia sacra contemplata come visione. Ma tutto vero?
 
Forse questi affreschi rappresentano la risposta all’arte aggressiva, formidabile di Tiziano. Sono umili, narrano senza voler stupire e senza voler esser protagonisti a ogni costo. Hanno luci piene di amore, ricordano cieli azzurri estivi reali, sentimenti che non rappresentano un teatro seppur sacro ma il sentimento vero della vita, quando si piange o si gioisce.
 
Sembra un’arte bizantineggiante, quindi astratta, ma a ben guardare, la sinfonia espressiva è così autentica, rimanda così tanto a quanto si vive nella vita quotidiana da parte delle persone umili, che il ciclo è la risposta – il controcanto esatto – all’epos tizianesco. Così che le due opere formano una stupenda “concordia oppositorum”: sono espressioni diverse, ma che si corrispondono come in una polifonia, dell’unica visione dell’arte come vita. E il battesimo non è forse l’acqua della Vita?
 
“Ex aqua et spiritu. Siena accoglie Tiziano”; Siena, cripta sotto il duomo. Fino al 31/8