Le parole dell'editore

Il mestiere dell'editore vive di parole

di Lucia Velardi

Le parole hanno una loro consistenza, una loro ragion d’essere, una loro motivazione, da non spendere mai a caso. Il mestiere dell’editore vive di parole, attraverso le quali dà forma e corpo a un pensiero, un’idea, per farli viaggiare nel mondo. Borderline è il nome che abbiamo dato all’ultima collana nata: una parola che, nella nostra intenzione, vuole indicare non il confine che delimita ma piuttosto la frontiera, uno spazio denso di promesse.

Il nostro nuovo sito

di Luca Gentile

Cari amici, siamo davvero entusiasti di inaugurare il nuovo sito della nostra Editrice. Quando abbiamo iniziato a pensarlo ci siamo immediatamente resi conto della difficoltà di coniugare una duplice esigenza: quella di consentire l'accesso alle nostre pubblicazioni e alle nostre idee editoriali, come il self-publishing CNx o il database Primi Secoli, e quella di poter dialogare con voi per un approfondimento del nostro lavoro e per una viva partecipazione al dibattito culturale nel quale siamo immersi e che in qualche modo noi stessi alimentiamo.

recensione

Gli ultimi giorni dei Templari

di Elena Cardinali

La recensione di Renzo Agasso al libro di Mario Dal Bello su Il Nostro tempo, settimale di Torino.

Cosa sussura Dio alle mamme

di Elena Cardinali

Il libro edito da Città Nuova, racconta con ironia e profondità la vita quotidiana - tra lavoro, casa e figli - delle mamme. La recensione di Laura Pisanello ne Il messaggero di sant'Antonio di maggio 2013.

Classici _ Partono le Opere di Girolamo

di Elena Cardinali

Sulle pagine culturali del Corriere della Sera la notizia dell'inaugurazione dell'Opera Omnia di Girolamo edita da Città Nuova.

La luce o le tenebre

di Costanzo Donegana
Fonte:    Cittą Nuova
Il culmine dell’amore del Padre. Il dono senza condizioni. La croce che dice solo amore.


Se leggiamo la Parola di Dio solo con la testa, non ne cogliamo tutta la ricchezza. Occorre mettere in attività tutto il nostro essere, anche i sensi. Nel nostro caso specifico, gli occhi. Giovanni (3, 14-21) ci mette davanti quattro immagini, a coppie: il serpente innalzato nel deserto e Gesù innalzato sulla croce (e nella risurrezione); la luce e le tenebre.
 
Le prime due immagini sono il segno del culmine dell’amore del Padre, che ci ha fatto dono del Figlio, perché abbiamo la vita eterna, cioè l’inserimento nel loro rapporto. Il Dono è senza condizioni, nella fiducia gratuita, a occhi chiusi: «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (3,17). La croce dice solo amore. Chi arriva alla porta dell’inferno vi trova Cristo disteso – con le piaghe – che lo sfida: «Se vuoi entrare, devi passare sopra di me».
 
Chi entra, si condanna ostinatamente da sé. Fugge la luce e si immerge nelle tenebre. La luce può solo illuminare, rivela gli esseri nella loro verità. Davanti ad essa – la Luce che “è venuta nel mondo” – gli uomini si dividono in due categorie: chi l’accetta – chi “fa la verità” – “viene alla luce”, si trasfigura. Ricordiamo la bellissima immagine del libro della Sapienza, che descrive i giusti «come scintille nella stoppia correranno qua e là» (3,7).
 
Al contrario, «chi fa il male, odia la luce e non viene alla luce» (Gv 3,20). Il quadro dipinto da Giovanni non ammette mezzi toni o sfumature, è drammatico.
 
Eppure Gesù continua ad amare chi lo odia, fino alla porta dell’inferno.