Le parole dell'editore

Il mestiere dell'editore vive di parole

di Lucia Velardi

Le parole hanno una loro consistenza, una loro ragion d’essere, una loro motivazione, da non spendere mai a caso. Il mestiere dell’editore vive di parole, attraverso le quali dà forma e corpo a un pensiero, un’idea, per farli viaggiare nel mondo. Borderline è il nome che abbiamo dato all’ultima collana nata: una parola che, nella nostra intenzione, vuole indicare non il confine che delimita ma piuttosto la frontiera, uno spazio denso di promesse.

recensione

Gli ultimi giorni dei Templari

di Elena Cardinali

La recensione di Renzo Agasso al libro di Mario Dal Bello su Il Nostro tempo, settimale di Torino.

Cosa sussura Dio alle mamme

di Elena Cardinali

Il libro edito da Città Nuova, racconta con ironia e profondità la vita quotidiana - tra lavoro, casa e figli - delle mamme. La recensione di Laura Pisanello ne Il messaggero di sant'Antonio di maggio 2013.

Classici _ Partono le Opere di Girolamo

di Elena Cardinali

Sulle pagine culturali del Corriere della Sera la notizia dell'inaugurazione dell'Opera Omnia di Girolamo edita da Città Nuova.

P di perdono

di Redazione e-web
Fonte:    Cittą Nuova
La giustizia e la pace sociale come vie preferenziali. Il pensiero di Chiara Lubich dal libro Per una economia di comunione 

Correlato, intimamente legato alla pace e alla giustizia sociale è il perdono. Ma quanto possa essere realizzabile nell'era globalizzata e quanto più ci viene chiesto ora, in tempi di crisi, di subordinazione dei bisogni della gente. Per una economia di comunione, libro curato da Luigino Bruni e Luca Crivelli per Città Nuova, individua  la risposta nella proposta dell'EdC di Chiara Lubich. Una delle tre ragioni, dopo la tensione e dell'immunità che fanno dell''EdC un modello, un paradigma estendibile. 


«C’è poi una seconda ragione che ha a che vedere con il problema specifico della pace, che è stato richiamato da Chiara Lubich nel discorso pronunciato a Rimini il 22 giugno 2002, e in tanti altri suoi interventi. Per il messaggio per la giornata della pace del 1 gennaio di quest’anno, Giovanni Paolo II ha scelto il seguente titolo: Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono”: perdonare etimologicamente significa “donare completamente” (in latino perdonare vuol dire infatti “donare completamente”). Qual è l’oggetto di questo dono? Il farsi giustizia da sé.
 
«Ora la giustizia ottenuta con l’uso della forza, quand’anche legittima com’è normalmente nelle nostre società civili, non è mai definitiva, perché non v’è garanzia che il colpevole si sia pentito e dunque sia disposto ad espiare la colpa.
 
«Il perdono invece è l’atto ad un tempo più razionale e più saggio, perché induce il colpevole ad assumersi la responsabilità della propria azione e quindi a dichiararsi disponibile a risarcire la società, o gli altri, della colpa commessa. Non ci vuole molto  comprendere come questo sia il livello più alto di giustizia, verso cui le nostre società devono tendere. Ma ecco il punto: per diventare capaci di perdonare occorre essere capaci di donare;  non si può perdonare se non si è capaci di donare
 
«Si riesce a capire allora perché abbiamo bisogno di diffondere, ad ampie mani, i semi della cultura del dare, del dono. Ma la cultura del dono non può essere predicata, dev’essere testimoniata: ecco la seconda ragione della generalizzabilità del modello dell’Economia di Comunione»