Le parole dell'editore

Il mestiere dell'editore vive di parole

di Lucia Velardi

Le parole hanno una loro consistenza, una loro ragion d’essere, una loro motivazione, da non spendere mai a caso. Il mestiere dell’editore vive di parole, attraverso le quali dà forma e corpo a un pensiero, un’idea, per farli viaggiare nel mondo. Borderline è il nome che abbiamo dato all’ultima collana nata: una parola che, nella nostra intenzione, vuole indicare non il confine che delimita ma piuttosto la frontiera, uno spazio denso di promesse.

Il nostro nuovo sito

di Luca Gentile

Cari amici, siamo davvero entusiasti di inaugurare il nuovo sito della nostra Editrice. Quando abbiamo iniziato a pensarlo ci siamo immediatamente resi conto della difficoltà di coniugare una duplice esigenza: quella di consentire l'accesso alle nostre pubblicazioni e alle nostre idee editoriali, come il self-publishing CNx o il database Primi Secoli, e quella di poter dialogare con voi per un approfondimento del nostro lavoro e per una viva partecipazione al dibattito culturale nel quale siamo immersi e che in qualche modo noi stessi alimentiamo.

recensione

Gli ultimi giorni dei Templari

di Elena Cardinali

La recensione di Renzo Agasso al libro di Mario Dal Bello su Il Nostro tempo, settimale di Torino.

Cosa sussura Dio alle mamme

di Elena Cardinali

Il libro edito da Città Nuova, racconta con ironia e profondità la vita quotidiana - tra lavoro, casa e figli - delle mamme. La recensione di Laura Pisanello ne Il messaggero di sant'Antonio di maggio 2013.

Classici _ Partono le Opere di Girolamo

di Elena Cardinali

Sulle pagine culturali del Corriere della Sera la notizia dell'inaugurazione dell'Opera Omnia di Girolamo edita da Città Nuova.

A Bruxelles tra musica classica e opere d'arte

di Chiara Andreola
Fonte:    Cittą Nuova
Biglietti più alti, ma precisione, decoro degli ambienti  e cortesia assicurate nella metro belga

Effettivamente, un po' di musica classica aiuta a sopportare la rabbia di dover aspettare – dopo aver consultato gli orari di passaggio dei treni, affissi alle pareti – addirittura dieci, dico dieci minuti. Sì, perché nella metro di Bruxelles gli orari sono esposti, e, udite udite, vengono addirittura rispettati. 

Certo, sulle quattro linee in questione le corse sono più diradate di quelle romane – in media una ogni cinque minuti –, ma accidenti, salvo strane congiunzioni astrali, ci puoi giurare che il treno passa. Per rendere più piacevole l'attesa, non solo gli altoparlanti diffondono dolci melodie, ma lungo le banchine capita di trovare uno spazio delimitato da una linea arancione e contraddistinto da una nota musicale: musicisti e artisti di strada vengono invitati ad occuparlo, per allietare turisti e pendolari.

E siccome anche l'occhio vuole la sua parte, in quasi tutte le stazioni sono poste delle opere d'arte moderna – perlopiù sculture e affreschi – che danno una “personalità” a ciascuna fermata. A onor del vero, i prezzi non sono molto competitivi: la corsa singola è un salasso di 1 euro e 80. Però, ai tempi in cui ancora non c'erano i tornelli – ora sono stati installati quasi ovunque –, e vedendo salire due controllori avevo profetizzato il risanamento del debito pubblico belga, sono rimasta delusa: praticamente tutti hanno esibito l'abbonamento, o il biglietto regolarmente timbrato. Hai capito i belgi.

Per carità, in sei mesi di permanenza qualche parola di troppo di fronte ai disservizi che pur capitavano m'è scappata: ma almeno lì, oltre ad avere il buon gusto di scusarsi dagli altoparlanti – inevitabile il parallelo con il famigerato «ci scusiamo per il disagio» trenitaliano... – avevano anche quello di risolverli in tempi ragionevoli. Città più piccola e quindi più facilmente gestibile? Forse; ma quantomeno la buona educazione e il decoro non dipendono dalle dimensioni del centro urbano.