Le parole dell'editore

Il mestiere dell'editore vive di parole

di Lucia Velardi

Le parole hanno una loro consistenza, una loro ragion d’essere, una loro motivazione, da non spendere mai a caso. Il mestiere dell’editore vive di parole, attraverso le quali dà forma e corpo a un pensiero, un’idea, per farli viaggiare nel mondo. Borderline è il nome che abbiamo dato all’ultima collana nata: una parola che, nella nostra intenzione, vuole indicare non il confine che delimita ma piuttosto la frontiera, uno spazio denso di promesse.

Il nostro nuovo sito

di Luca Gentile

Cari amici, siamo davvero entusiasti di inaugurare il nuovo sito della nostra Editrice. Quando abbiamo iniziato a pensarlo ci siamo immediatamente resi conto della difficoltà di coniugare una duplice esigenza: quella di consentire l'accesso alle nostre pubblicazioni e alle nostre idee editoriali, come il self-publishing CNx o il database Primi Secoli, e quella di poter dialogare con voi per un approfondimento del nostro lavoro e per una viva partecipazione al dibattito culturale nel quale siamo immersi e che in qualche modo noi stessi alimentiamo.

recensione

Gli ultimi giorni dei Templari

di Elena Cardinali

La recensione di Renzo Agasso al libro di Mario Dal Bello su Il Nostro tempo, settimale di Torino.

Cosa sussura Dio alle mamme

di Elena Cardinali

Il libro edito da Città Nuova, racconta con ironia e profondità la vita quotidiana - tra lavoro, casa e figli - delle mamme. La recensione di Laura Pisanello ne Il messaggero di sant'Antonio di maggio 2013.

Classici _ Partono le Opere di Girolamo

di Elena Cardinali

Sulle pagine culturali del Corriere della Sera la notizia dell'inaugurazione dell'Opera Omnia di Girolamo edita da Città Nuova.

Il sogno si avvicina

di Cesare Cielo
Fonte:    Cittą Nuova
Vincendo sulla Germania, la nazionale è riuscita in un'impresa quasi impossibile: merito di una squadra forte e compatta e del ct. Ora si torna in campo contro la Spagna: in questi Europei l'Italia è stata l'unica a riuscire a segnare contro le furie rosse

La doppietta di un ragazzo di colore a una Nazionale simbolo dell’integrazione. Se vogliamo, Italia-Germania dell'era 2.0 è anche questa. O meglio: visto il risultato, Italia-Germania 2.1. La solita Italia-Germania, finita come tutte le altre giocate a questi livelli, ma senza dubbio la più inattesa. Perché, diciamoci la verità, tutto (o quasi) lasciava pensare che stavolta - per una volta - a gioire sarebbero stati loro: troppe le pesanti sconfitte del passato contro di noi, e troppe quattro semifinali in sei anni (due mondiali e due europee) senza mai vincere nulla. E poi, soprattutto, troppo alto (sulla carta) il divario tecnico e - ancor di più - fisico tra noi e loro.

Alla vigilia, si pensava infatti che la qualità dei tedeschi e la loro freschezza atletica (almeno in relazione alla nostra: due giorni in meno di riposo e i 120 minuti del match con l’Inghilterra sulle gambe) ci avrebbero fatti secchi. Sul campo, però, la musica si è rivelata completamente diversa. Perché, se la Germania è cambiata (non più una corazzata dal punto vista fisico, ma un insieme di giocatori dalle doti tecniche innate), anche l’Italia si è evoluta. Addio a difesa e contropiede, e spazio a una fitta ragnatela di passaggi in attesa del colpo risolutore. Merito degli straordinari interpreti azzurri, da Cassano a Balotelli passando per Pirlo, Marchisio e Montolivo (non ce ne vogliano tutti gli altri), ma soprattutto del ct Prandelli. Questa, infatti, è la sua Nazionale: l’ha pensata così, e non ha mai cambiato idea, nemmeno dopo la serie di sconfitte che ha preceduto gli Europei.

Il tecnico bresciano, raro esempio di educazione, coerenza, semplicità, ci ha riportato là dove non avremmo mai pensato. E là, alla finale europea, ci siamo arrivati prima di tutto col gioco, espresso anche quando il risultato non ci ha premiati. A questo punto, però, l’appetito vien mangiando: gli spagnoli - campioni di tutto - fanno sempre paura, ma l’Italia forse anche di più. Noi, unici ad essere riusciti a segnare alle Furie rosse in questi Europei, rispetto alla partita d’esordio visibilmente migliorati. Loro, invece… Il sogno è davvero vicino.