Le parole dell'editore

Il mestiere dell'editore vive di parole

di Lucia Velardi

Le parole hanno una loro consistenza, una loro ragion d’essere, una loro motivazione, da non spendere mai a caso. Il mestiere dell’editore vive di parole, attraverso le quali dà forma e corpo a un pensiero, un’idea, per farli viaggiare nel mondo. Borderline è il nome che abbiamo dato all’ultima collana nata: una parola che, nella nostra intenzione, vuole indicare non il confine che delimita ma piuttosto la frontiera, uno spazio denso di promesse.

Il nostro nuovo sito

di Luca Gentile

Cari amici, siamo davvero entusiasti di inaugurare il nuovo sito della nostra Editrice. Quando abbiamo iniziato a pensarlo ci siamo immediatamente resi conto della difficoltà di coniugare una duplice esigenza: quella di consentire l'accesso alle nostre pubblicazioni e alle nostre idee editoriali, come il self-publishing CNx o il database Primi Secoli, e quella di poter dialogare con voi per un approfondimento del nostro lavoro e per una viva partecipazione al dibattito culturale nel quale siamo immersi e che in qualche modo noi stessi alimentiamo.

recensione

Gli ultimi giorni dei Templari

di Elena Cardinali

La recensione di Renzo Agasso al libro di Mario Dal Bello su Il Nostro tempo, settimale di Torino.

Cosa sussura Dio alle mamme

di Elena Cardinali

Il libro edito da Città Nuova, racconta con ironia e profondità la vita quotidiana - tra lavoro, casa e figli - delle mamme. La recensione di Laura Pisanello ne Il messaggero di sant'Antonio di maggio 2013.

Classici _ Partono le Opere di Girolamo

di Elena Cardinali

Sulle pagine culturali del Corriere della Sera la notizia dell'inaugurazione dell'Opera Omnia di Girolamo edita da Città Nuova.

Una riforma fatta a colpi di forbici

di Flavia Cerino
Fonte:    Cittą Nuova
Tribunali cancellati, uffici dei giudici di pace soppressi, grande confusione tra gli addetti ai lavori. Risparmiare si deve, ma la giustizia nel risentirà? Una riflessione

Il tema delle riforme è sempre scottante e opinabile. Spenderei una parola su quanto è stato deciso nelle ultime ore in materia di giustizia. Il ministro Severino ha parlato di una riforma epocale, ma l’espressione è certamente esagerata.

È vero che la struttura degli uffici giudiziari richiedeva una revisione ma sarebbe stato certamente più utile procedere con maggiore intelligenza e cautela. Anziché applicare il criterio della riduzione della spesa (come per gli altri settori), alla giustizia è toccato il metodo drastico della eliminazione senza possibilità di repliche.

Aspettiamo di capire tempi e modi in cui si arriverà alla soppressione di 37 tribunali minori, 38 procure e 220 sezioni distaccate oltre centinaia di uffici del Giudice di Pace. Al momento con i colleghi ci facciamo domande – da operatori del diritto – molto banali: nel nostro palazzo di giustizia, a Catania, dove troveranno posto gli impiegati che verranno trasferiti per la chiusura delle sedi distaccate? Non c’è spazio nemmeno per quelli che già ci lavorano. E perché mai alcuni paesi che appartengono ad una provincia, adesso, a seguito della riforma, si trovano accorpati al tribunale di tutt’altra provincia e ben più distante?

Purtroppo prendiamo atto che la riforma è stata fatta con il criterio del frettoloso colpo di spugna anziché usando con intelligenza un metodo semplice: studio dei fabbisogni e dei costi insieme all’analisi del territorio. Questo avrebbe richiesto un po’ più di tempo, ma avremmo avuto risultati migliori e forse più facilmente digeribili.

I mesi scorsi si sarebbero potuti utilizzare per una valutazione seria e approfondita di riforma degli uffici giudiziari di cui anche l’avvocatura avvertiva la necessità. Invece l’occasione è sfumata, anzi, è scivolata in una condizione che non sarà affatto migliore di quella attuale.

Possiamo solo auspicare che il Parlamento riesca quantomeno a contenere i danni e a porre le basi per riforme più accurate e studiate e, soprattutto, condivise con serietà con tutti i “collaboratori di giustizia”.