Le parole dell'editore

Il mestiere dell'editore vive di parole

di Lucia Velardi

Le parole hanno una loro consistenza, una loro ragion d’essere, una loro motivazione, da non spendere mai a caso. Il mestiere dell’editore vive di parole, attraverso le quali dà forma e corpo a un pensiero, un’idea, per farli viaggiare nel mondo. Borderline è il nome che abbiamo dato all’ultima collana nata: una parola che, nella nostra intenzione, vuole indicare non il confine che delimita ma piuttosto la frontiera, uno spazio denso di promesse.

Il nostro nuovo sito

di Luca Gentile

Cari amici, siamo davvero entusiasti di inaugurare il nuovo sito della nostra Editrice. Quando abbiamo iniziato a pensarlo ci siamo immediatamente resi conto della difficoltà di coniugare una duplice esigenza: quella di consentire l'accesso alle nostre pubblicazioni e alle nostre idee editoriali, come il self-publishing CNx o il database Primi Secoli, e quella di poter dialogare con voi per un approfondimento del nostro lavoro e per una viva partecipazione al dibattito culturale nel quale siamo immersi e che in qualche modo noi stessi alimentiamo.

recensione

Gli ultimi giorni dei Templari

di Elena Cardinali

La recensione di Renzo Agasso al libro di Mario Dal Bello su Il Nostro tempo, settimale di Torino.

Cosa sussura Dio alle mamme

di Elena Cardinali

Il libro edito da Città Nuova, racconta con ironia e profondità la vita quotidiana - tra lavoro, casa e figli - delle mamme. La recensione di Laura Pisanello ne Il messaggero di sant'Antonio di maggio 2013.

Classici _ Partono le Opere di Girolamo

di Elena Cardinali

Sulle pagine culturali del Corriere della Sera la notizia dell'inaugurazione dell'Opera Omnia di Girolamo edita da Città Nuova.

Il papa, il Concilio e Lefebvre

di Aurelio Molč
Fonte:    Cittā Nuova
Benedetto XVI evoca due volte il Concilio vaticano II. Proprio nei giorni in cui si attende una decisione dei lefebvriani sul ritorno ad una piena comunione con Roma

Insieme allo svizzero George Cottier, novantenne cardinale pro-teologo della Casa pontificia, agli italiani Luigi Bettazzi, 89 anni, già vescovo di Ivrea, Giovanni Canestri, 93 anni, arcivescovo emerito di Genova, Roberto Tucci, cardinale novantunenne già direttore generale della Radio vaticana, e pochi altri, papa Ratzinger è tra i pochi testimoni che hanno partecipato al Concilio Vaticano II. E si sente da come ne parla e da come lo ricorda. In una sua recente visita al centro dei missionari Verbiti a Nemi, Benedetto XVI ha evocato un episodio del Concilio vissuto 47 anni prima. «Ne avevo un ricordo bellissimo, forse il più bel ricordo di tutto il Concilio». Qui, infatti, il giovane teologo Ratzinger aveva partecipato dal 29 marzo al 3 aprile del 1965, a una Commissione conciliare di studio sulle missioni.
 
E ora da papa lo rammenta quasi sintetizzando il significato stesso della Chiesa come esperienza trinitaria. «E così è nato in quei giorni un decreto bello e buono, quasi accettato unanimemente da tutti i padri conciliari, e per me è anche un complemento molto buono della  Lumen Gentium, perché vi troviamo un’ecclesiologia trinitaria, che parte soprattutto dall’idea classica del bonum diffusivum sui, il bene che ha la necessità in sé di comunicarsi, di darsi: non può stare in se stesso, la cosa buona, la bontà stessa essenzialmente è communicatio. E questo già appare nel mistero trinitario, all’interno di Dio, e si diffonde nella storia della salvezza e nella nostra necessità di dare ad altri il bene che abbiamo ricevuto».
 
Nella sua visita lampo di domenica 15 luglio a Frascati Benedetto XVI è tornato di nuovo a citare i documenti del Concilio con l’invito a leggerli insieme al Catechismo della Chiesa cattolica per riscoprire la bellezza di essere cristiani, «di essere Chiesa, di vivere il grande “noi” che Gesù ha formato intorno a sé per evangelizzare il mondo: il “noi” della Chiesa, mai chiuso, ma sempre aperto e proteso all’annuncio del Vangelo».
 
Le citazioni sul Concilio avvengono proprio nei giorni in cui è in dirittura d’arrivo il Capitolo generale della Fraternità di San Pio X, cioè dei lefebvriani, che sono chiamati a decidere se accettare la proposta del Vaticano di tornare in comunione con Roma, fornendo precisi impegni. E la questione dell’accettazione del Concilio come parte integrante del cammino della Chiesa è una delle condizioni essenziali. Per i lefebvriani, infatti, la secolarizzazione e la crisi della fede sono da attribuire in gran parte proprio al Concilio Vaticano II. Papa Ratzinger in questi anni ha fatto tutto il possibile per ricucire lo scisma, «ma i lefebvriani ‒ scrive Andrea Tornielli su La Stampa ‒ non possono chiedere al papa di essere esentati dall’accettare il magistero conciliare nelle parti che a loro giudizio non rispecchiano la tradizione della Chiesa».
E l’invito del papa a leggere i documenti del Concilio e il catechismo non è stato casuale; la frase non era nel testo del discorso preparato, è stata improvvisata per dire, insomma, che il Concilio non è stato un incidente di percorso nella storia della Chiesa. Ne è parte integrante.