Le parole dell'editore

Il mestiere dell'editore vive di parole

di Lucia Velardi

Le parole hanno una loro consistenza, una loro ragion d’essere, una loro motivazione, da non spendere mai a caso. Il mestiere dell’editore vive di parole, attraverso le quali dà forma e corpo a un pensiero, un’idea, per farli viaggiare nel mondo. Borderline è il nome che abbiamo dato all’ultima collana nata: una parola che, nella nostra intenzione, vuole indicare non il confine che delimita ma piuttosto la frontiera, uno spazio denso di promesse.

Il nostro nuovo sito

di Luca Gentile

Cari amici, siamo davvero entusiasti di inaugurare il nuovo sito della nostra Editrice. Quando abbiamo iniziato a pensarlo ci siamo immediatamente resi conto della difficoltà di coniugare una duplice esigenza: quella di consentire l'accesso alle nostre pubblicazioni e alle nostre idee editoriali, come il self-publishing CNx o il database Primi Secoli, e quella di poter dialogare con voi per un approfondimento del nostro lavoro e per una viva partecipazione al dibattito culturale nel quale siamo immersi e che in qualche modo noi stessi alimentiamo.

recensione

Gli ultimi giorni dei Templari

di Elena Cardinali

La recensione di Renzo Agasso al libro di Mario Dal Bello su Il Nostro tempo, settimale di Torino.

Cosa sussura Dio alle mamme

di Elena Cardinali

Il libro edito da Città Nuova, racconta con ironia e profondità la vita quotidiana - tra lavoro, casa e figli - delle mamme. La recensione di Laura Pisanello ne Il messaggero di sant'Antonio di maggio 2013.

Classici _ Partono le Opere di Girolamo

di Elena Cardinali

Sulle pagine culturali del Corriere della Sera la notizia dell'inaugurazione dell'Opera Omnia di Girolamo edita da Città Nuova.

I tempi moderni di Egeria

di Mariagrazia Baroni
Fonte:    Cittą Nuova
L’“Itinerarium Egeriae” ripubblicato da Città Nuova in edizione Minima è il viaggio nelle terre del giudaismo e del cristianesimo dei primi secoli compiuto da una donna. Una vicenda unica nel suo genere


Dalla penisola del Sinai a Gerusalemme, da lì al monte Nebo attraverso la terra di Gessen. E ancora per l’Idumea, fino a tornare a Costantinopoli dopo aver raggiunto, da Antiochia, la Mesopotamia. Tre anni di viaggio con la scorta per i tratti più pericolosi. Un viaggio straordinario per due motivi, perché si tratta di un viaggio compiuto nei primi secoli della diffusione del cristianesimo e perché raccontato da una donna. L’Itinerarium Egeriae è infatti lo scritto di cui è finemente autrice una certa Egeria, riemerso dall’oblio della storia grazie a uno studioso aretino nel 1884. 
 
Una vita nuova, quindi, quando è stato scoperto, questo prezioso documento l’ha avuta. Ma la storiografia ci ha insegnato a guardare all’Itinerarium soprattutto come a un “diario di viaggio” o al “viaggio di Egeria” – il che evidenzia più l’aspetto legato all’odeoporica (i racconti di viaggio) –. Non che non lo sia, ma questo toglie allo scritto e all’autrice una dimensione altrettanto importante, che invece l’edizione minima di Città Nuova ha recuperato: la sua ragione spirituale.
 
L’Itinerarium Egeriae è, infatti, anzitutto un pellegrinaggio attraverso la storia neo e vetero-testamentaria, è il viaggio dell’uomo chiamato alla santità, e come tale, una disposizione d’animo che tende all’imitazione di Cristo. Solo guardandolo così si spiega il viaggio di Egeria, che sceglie come sua meta principale Gerusalemme.
 
Ma di questa donna in realtà, sappiamo davvero poco o nulla. Tutto quello che possiamo reperire sul suo conto lo apprendiamo dal Pellegrinaggio in Terrasanta. Non sappiamo, ad esempio, se si chiami con certezza Egeria, come non è certa la sua provenienza (anche se sembra dover ipotizzare una sua origine teutonica o spagnola). Forse apparteneva a un ordine monastico, a giudicare dai commenti, dalle espressioni di cui fa uso nel testo (le sue interlocutrici sono donne).
 
Ma il fascino del Pellegrinaggio in Terrasanta per i nostri tempi ha anche un’altra matrice. Egeria è davvero un personaggio di cui si riescono a cogliere i chiaroscuri dell’anima, a cominciare dalla devozione viva nelle manifestazioni della vita esteriore. Egeria gode di molta libertà di movimento e di comportamento – ne è consapevole –,e questo aspetto la avvicina ai giorni nostri. Nel 1913, lo studioso Morin la definisce “una miss inglese” tanto è libera dalle consuetudini del suo tempo e nel modo di viaggiare. Una donna dinamica, ottimista, intelligente ed estroversa, per nulla lontana da noi e dalla nostra ricerca del sacro: «Allora io, curiosa come sono, volli sapere…».
 
 
Anche con Città Nuova si parte per la Terrasanta. Visita il sito www.laurintevere.it o consulta il pdf allegato