Le parole dell'editore

Il mestiere dell'editore vive di parole

di Lucia Velardi

Le parole hanno una loro consistenza, una loro ragion d’essere, una loro motivazione, da non spendere mai a caso. Il mestiere dell’editore vive di parole, attraverso le quali dà forma e corpo a un pensiero, un’idea, per farli viaggiare nel mondo. Borderline è il nome che abbiamo dato all’ultima collana nata: una parola che, nella nostra intenzione, vuole indicare non il confine che delimita ma piuttosto la frontiera, uno spazio denso di promesse.

Il nostro nuovo sito

di Luca Gentile

Cari amici, siamo davvero entusiasti di inaugurare il nuovo sito della nostra Editrice. Quando abbiamo iniziato a pensarlo ci siamo immediatamente resi conto della difficoltà di coniugare una duplice esigenza: quella di consentire l'accesso alle nostre pubblicazioni e alle nostre idee editoriali, come il self-publishing CNx o il database Primi Secoli, e quella di poter dialogare con voi per un approfondimento del nostro lavoro e per una viva partecipazione al dibattito culturale nel quale siamo immersi e che in qualche modo noi stessi alimentiamo.

recensione

Gli ultimi giorni dei Templari

di Elena Cardinali

La recensione di Renzo Agasso al libro di Mario Dal Bello su Il Nostro tempo, settimale di Torino.

Cosa sussura Dio alle mamme

di Elena Cardinali

Il libro edito da Città Nuova, racconta con ironia e profondità la vita quotidiana - tra lavoro, casa e figli - delle mamme. La recensione di Laura Pisanello ne Il messaggero di sant'Antonio di maggio 2013.

Classici _ Partono le Opere di Girolamo

di Elena Cardinali

Sulle pagine culturali del Corriere della Sera la notizia dell'inaugurazione dell'Opera Omnia di Girolamo edita da Città Nuova.

Dinamico Beethoven

di Mario Dal Bello
Fonte:    Cittą Nuova
All'Auditorium di Santa Cecilia a Roma Carlo Rizzari dirige la "Nona Sinfonia". Un'esperienza sempre unica anche per chi l'ha già ascoltata centinaia di volte

Riascoltare la “Nona Sinfonia” è sempre un’emozione, anche per chi l’ha udita centinaia di volte nelle più diverse esecuzioni. Ma non si tratta puramente di emozioni, quanto di una vita che prende, aggancia l’essere e lo trasporta nella verità. È quanto deve aver avvertito istintivamente la folla enorme che ha gremito la cavea dell’Auditorium di Santa Cecilia in Roma ieri sera, un popolo fatto di bambini, giovani e adulti, insomma l’umanità che Beethoven ha voluto esprimere in musica, ce l’aveva davanti. Questa è musica che nessuna incisione, per quanto tecnicamente perfetta, rende pienamente. Si tratta infatti di una esperienza vitale che ognuno, se ha l’animo sgombro, può fare.

 

Beethoven penetra negli abissi dell’inizio del tempo – il primo movimento –, ne estrae la vitalità cosmica – secondo movimento –, ne contempla l’infinita poliedrica bellezza in una vera estasi – l’"Adagio molto e cantabile" – e chiude con l’ideale dell’umanità, unica sola famiglia affratellata e destinata alla gioia. Nonostante e oltre il dolore, i cui spasimi si intersecano variamente nella immensa partitura. La quale è dunque un’intensa, personalissima riflessione sull’uomo, il mondo, l’eterno. Per quanto involgarita dall’uso mediatico, questa creazione altissima dello spirito umano va ascoltata tutta insieme, non solo nell’"Inno" alla gioia che è diventato, purtroppo, una musichetta commerciale.

 

L’esecuzione romana è stata diretta con fervore dal giovane siciliano Carlo Rizzari, assistente di Pappano e di Abbado, e già in carriera, puntando al dinamismo stringente e alla precisione timbrica. L’orchestra, con evidenza felice di suonare una musica che ben conosce ma è sempre nuova, ha risposto con entusiasmo, così come il coro. Fuoco e fiamme dunque in questa interpretazione, cui si sarebbe desiderato un po’ più di mistero. Quanto al quartetto di solisti, hanno fatto il loro dovere con impegno. Si replica stasera, da non perdere.